FRANCESCA GREGO
13/06/2024
A 120 esatti dalla nascita di Bourke-White, la mostra curata da Monica Poggi segue la fotografa nei suoi viaggi intorno al globo, testimone di trent’anni di storia: dai reportage sulle industrie americane alle trasferte in Unione Sovietica, dalla denuncia della segregazione razziale nel Sud degli Stati Uniti ai grandi lavori realizzati durante la Seconda Guerra Mondiale in Nord Africa, URSS, Italia e Germania, seguendo l’entrata delle truppe alleate a Berlino e documentando gli orrori dei campi di concentramento.
Margaret Bourke-White, Striscione sudafricano “Stop al terrore della polizia” durante un discorso nell’ambito della seconda riunione comunista1950. Margaret Bourke-White/The LIFE Picture Collection / Shutterstock
Fin dall’inizio le trasformazioni del mondo sono il cuore della ricerca entusiasta di Margaret, che studia biologia alla Columbia University e frequenta le lezioni del famoso fotografo pittorialista Clarence H. White. Nel 1929 l’editore Henry Luce la invita a contribuire alla nascita della rivista illustrata Fortune e da quel momento la sua carriera sarà in continua ascesa. Osservarne l’evoluzione è un’attività tutt’altro che monotona: se inizialmente i suoi lavori si concentrano su architetture e macchine industriali, escludendo quasi completamente l’uomo dal campo visivo, in seguito Bourke-White effettuerà un deciso cambio di rotta, puntando l’attenzione proprio sulle persone. Prediligendo le fotografie in posa, il suo obiettivo trasformerà anche i soggetti più umili in attori universali, eroici perfino nella miseria.
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